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	<title>Edizioni Effigi &#124; C&#38;P Adver &#187; Fotografia</title>
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	<description>Grafica · Comunicazione · Web · Editoria</description>
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		<title>Diverso ma uguale</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 12:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche ICPI]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Madonna del Pollino 1988-2024]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Madonna del Pollino 1988-2024</h4>
<p>Questo libro rappresenta un raro esempio di documentazione fotografica di lunga durata, capace di testimoniare tanto l’evolversi di una pratica rituale – specchio profondo dei mutamenti socio-economici e culturali della società italiana – quanto il maturare dello sguardo dell’Autore, fotografo di grande sensibilità ed esperienza nel campo dei patrimoni immateriali.<br />
Attraverso il passaggio cruciale dalla fotografia analogica a quella digitale, l’opera restituisce visivamente una transizione epocale, mantenendo una fine sensibilità analitica nel cogliere lo scorrere del tempo tra mutamento e resilienza. Arricchito da autorevoli interventi scientifici che ne approfondiscono i molteplici aspetti etno-antropologici, il volume si configura come uno studio imprescindibile su uno degli eventi devozionali più importanti e complessi del Mezzogiorno d’Italia.</p>
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		<title>Legami intangibili nei paesaggi festivi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 15:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cataloghi]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fotografie di Marina Berardi, Barbara Di Maio, Francesco Faraci, Francesco Francaviglia, Fausto Podavini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Frutto di un intenso dialogo con soggettività diverse, gruppi sociali, istituzioni e associazioni locali, il progetto di documentazione visiva <em>Legami intangibili nei paesaggi festivi</em> è stato ideato e realizzato dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) e sostenuto da <em>Strategia Fotografia 2022</em>, iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea, entrambe del Ministero della Cultura. Dalla ricerca sviluppata nel corso del progetto prende forma la mostra fotografica <em>Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi</em>, che propone una lettura contemporanea e autoriale delle feste, esplorandone il ruolo nella costruzione dei paesaggi festivi.</p>
<p>I reportage documentano <em>living heritage</em> – patrimoni viventi e immateriali che si creano e si rigenerano continuamente – mettendo in luce la molteplicità delle pratiche sociali, la loro complessità e le loro potenzialità nel campo della ricerca multidisciplinare. Le opere in mostra esplorano la festa come un luogo di scambio e di interrelazione tra esseri umani e ambienti naturali, tra persone e simboli, trasformando i luoghi in spazi di vita e di cura del territorio. In questo contesto, le cerimonie agiscono come attivatori di ibride relazioni che connettono umano e non-umano, evidenziando il profondo legame tra gli individui e i paesaggi.</p>
<p>I ventotto reportage esposti sono stati realizzati da Marina Berardi, Barbara Di Maio, Francesco Faraci, Francesco Francaviglia e Fausto Podavini, fotografe e fotografi sensibili alla ricerca etnografica e alla sperimentazione di nuovi linguaggi. Il lavoro avviato, riparte con la mostra e il catalogo, coinvolgendo di nuovo antropologi, fotografi, studiosi e autori delle feste. Un rinnovato spazio di dialogo, in cui i legami intangibili tra persone e paesaggi continuano a essere indagati e valorizzati.</p>
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		<title>Le montagne dipinte dell&#8217;Amazzonia</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 19:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Microcosmi dei luoghi]]></category>
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		<description><![CDATA[Le pitture murali della Serrania de La Lindosa di 12.500 anni fa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Le pitture murali della Serrania de La Lindosa di 12.500 anni fa</h4>
<p>Come sovente capita nella vita, fu il caso a farmi scoprire La Cappella Sistina dell’America Latina, una definizione impropria e soprattutto irriguardosa nei confronti dei locali. La prima reazione, senza conoscere il luogo, mi parve una definizione eclatante, roboante, da scoop giornalistico, coniata apposta per catturare l’attenzione.<br />
Nella seconda metà del 2023 mentre mi stavo documentando in internet sulla discesa del Rio delle Amazzoni con un “barco commercial” escludendo Iquitos ed evitare la partenza da Leticia, m’imbattei in una storia molto curiosa.<br />
Negli anni ’90 un gruppo di avventurosi scelse di raggiungere Manaus, in Brasile, partendo dal villaggio di San José del Guaviare, in Colombia, dove inizia la foresta amazzonica, discendendo appunto il Guaviare su chiatte mercantili dirette all’Orinoco sino a gettarsi nel Rio Negro e arrivare infine a Manaus.<br />
Non faceva per me perché avrei perso la prima parte del grande fiume, tuttavia mi documentai su questa San José descritta come grande porto fluviale. La mia curiosità fu attratta da strane pitture rupestri da poco scoperte vicino alla cittadina, nella foresta amazzonica, precisamente nella Serrania de La Lindosa e iscritte recentemente tra i siti Patrimonio dell’Umanità.<br />
Rimasi stordito dalla bellezza e dall’unicità di queste meravigliose pareti dipinte che, come un fantastico libro, come un grandioso cartone animato, raccontavano affascinanti e strane storie sconosciute, lontane un centinaio di secoli.<br />
Fui stupito, catturato, letteralmente affascinato da tanta bellezza e dall’incomparabile mistero che queste pitture nascondevano.<br />
Quale non fu il mio stupore quando scoprii che la datazione di questi spettacolari pittogrammi che raccontavano frammenti di vite lontane, risaliva molto probabilmente al 12/14.000 anni prima di Cristo e che il luogo dove erano occultate ospitava migliaia di queste opere d’arte.<br />
Fu in quel preciso momento che decisi di fare di San José del Guaviare, della Serrania de La Lindosa e della Cappella degli Antichi, questa la corretta definizione locale, la meta di un prossimo viaggio e di un libro.</p>
<p><small><strong>Norberto Vezzoli</strong> ha iniziato non ancora diciottenne a viaggiare in Europa per poi ampliare, senza fretta, i suoi confini all’intero mondo. Giornalista, esperto e docente di comunicazione nell’ambito dello spettacolo, ha scritto libri sul cinema e collaborato a varie testate parallelamente a servizi giornalistici sul mondo dei viaggi. Ha realizzato guide turistiche su Sri Lanka, Maldive, Messico e Sud America. Ha pubblicato, nel 2023, per le edizioni I libri di Mompracem, <em>In Viaggio – Incontri e Luoghi verso l’Asia</em>, un testo di grande formato, prevalentemente fotografico, sulle emozioni di un viaggio Grosseto- Ulan Baatar e ritorno attraverso la Siberia.<br />
Nel 2024 ha pubblicato per le edizioni Effigi, un altro libro di grande formato: <em>Rapa Nui- Gli Scultori nell’Oceano</em>.<br />
Ha una figlia, Alessandra, ed insieme hanno viaggiato dall’Etiopia al Cammino di Santiago, dall’Egitto alla Norvegia, dal Portogallo alla Turchia, alla Spagna, al Marocco…<br />
Ha felicemente abbandonato Milano e Roma per curare un oliveto in Maremma.</small></p>
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		<title>Ciò che il cuore vede</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 15:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un filo conduttore intorno al mondo ordina le immagini che narrano la storia di un'umanità lasciata indietro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che mi ha colpito nei luoghi non sono state le cattedrali, i monumenti, simboli internazionali di un paese, ma macchie di un’umanità che resiste all’avanzare di una globalità che ci illude di essere tutti uguali, allora la cancello per risalire a una economia primitiva che produce anche essenzialità spirituali. I più poveri abitanti della terra ci mostrano il senso di civiltà, il sacrificio, l’operosità, la fede nei propri miti e una sacralità che noi abbiamo perduto [...]</p>
<p>Dopo aver descritto nei miei due precedenti libri (<em>Contro il vento contro il tempo</em> – 2019; <em>In cammino tra il tempo e lo spazio</em> – 2022) i viaggi e le avventure, vorrei chiudere la personale ricognizione geografica sul genere umano, mostrandovi in fotografie parziali visioni e ciò che hanno provocato dentro me [...]</p>
<p>Danilo Micheli</p>
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		<title>La nostra Montalcino</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 13:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Microcosmi dei luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Montalcino]]></category>

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		<description><![CDATA[L’anima di Montalcino che rivela l’armonia tra radici e modernità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro restituisce Montalcino e il suo territorio nella sua interezza: la bellezza struggente e sempre mutevole del paesaggio, dei cieli di pioggia che gravano sulle colline o infuocati dai tramonti sulle vecchie case del centro storico,dei vigneti illuminati dal sole e dei boschi ingialliti dell’autunno, la nobiltà secolare delle chiese affrescate e dei campanili, la mole senza tempo della Fortezza e dei bastioni, gli spazi ombrosi delle piazze, delle vie e delle corti. E anche luoghi poco noti, “bellezze da scoprire”, le chiama l’autore, invitandoci ad un viaggio attraverso gli angoli più nascosti di una realtà capace ancora di sorprendere.<br />
E poi le persone: cosa sarebbe tutto ciò senza le persone che abitano questa terra per 365 giorni l’anno? Qui l’autore decide di ritrarle durante momenti particolari che le comunità di Montalcino e di Montisi vivono ogni anno durante le loro feste identitarie.</p>
<p><em>This book conveys Montalcino and territory in its entirety: the immense and ever-changing beauty of the countryside, of the rainy skies that hang over the hills or the glowingskies of sunsets reflecting off the old houses in thetowncentre, of the sunlit vineyards and the yellowing forests of autumn, the enduring nobility of the frescoed churches and belltowers, the timeless mass of the Fortress and its ramparts, the shaded recessesin piazzas, streets, and courtyards. And even lesser-known places, “wonders to discover”as the photographer calls them, inviting us on a journey to the most secret corners of a place that is still able to evoke surprise.<br />
And then, there are the people.What would all this be without the people who live in this land year round? Here, the creator has decided to portray them during the special moments that the communities of Montalcino and Montisi celebrateyear after year during their traditional festivals.</em></p>
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		<title>Onda d&#8217;urto</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 15:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni d'archivio · Quaderni ICPI]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fotografie di Francesco Faraci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La festa del soccorso di San Severo</h4>
<p><em>Onda d’urto</em> è il risultato di un lavoro collettivo di riflessione che mette al centro la moltitudine di soggettività che realizza il complesso festivo del Soccorso di San Severo (FG). La festa patronale di San Severo in Puglia celebra la Madonna del Soccorso, venerata insieme ai Santi Severino e Severo, patroni della città. La Festa, che si svolge ogni anno a maggio, la terza domenica del mese, comprendendo il sabato precedente e il lunedì successivo, costituisce un momento cruciale di partecipazione collettiva e di “lavorìo” durante tutto il corso dell’anno. La festa è caratterizzata dalle “batterie” pirotecniche che si distinguono per spettacolarità e intensità, accompagnando e scandendo la processione.<br />
Nella seconda metà del Novecento, sia le autorità civili sia quelle religiose hanno più volte tentato di cancellare – o quanto meno attenuare – la tradizione delle batterie. Un altro evento che ha profondamente riconfigurato gli aspetti di sicurezza (<em>security</em>) e di incolumità pubblica (<em>safety</em>) legati alla festa è stato l’introduzione, a livello nazionale, della circolare Gabrielli nel giugno 2017. Di fronte a queste nuove restrizioni la comunità festiva, le Associazioni locali e l’Amministrazione comunale hanno espresso preoccupazione per il futuro della Festa e per le sue modalità di svolgimento.<br />
L’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale si inserisce come soggetto nella “moltitudine festiva” nel maggio del 2023, quando la Festa della Madonna del Soccorso viene scelta tra i 29 lavori di documentazione visuale all’interno del progetto “Legami intangibili nei paesaggi festivi” (proprio per la centralità dei paesaggi sonori e la spettacolarità della corsa dei <em>fujenti</em>) con un <em>réportage</em> affidato al fotografo Francesco Faraci.<br />
Sulla scorta di queste premesse ha preso avvio una ricerca etnografica di profondità che ha portato alla creazione di un tavolo tecnico di lavoro multidisciplinare e interistituzionale che ha cominciato a coinvolgere le parti rappresentative della festa, con l’obiettivo di salvaguardare i suoi caratteri più originali, nel rispetto delle norme di sicurezza. Dal confronto sono emerse diverse complessità che hanno bisogno di specifici interventi di mediazione e riflessione, ai quali questo volume fornisce qualche materiale di meditazione.</p>
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		<title>La Costa d&#8217;Argento nelle fotografie storiche dell&#8217;Archivio F.lli Gori</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 16:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Microcosmi del vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Argentario]]></category>
		<category><![CDATA[Capalbio]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Isola del Giglio]]></category>
		<category><![CDATA[Orbetello]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Ercole]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Santo Stefano]]></category>

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		<description><![CDATA[La Costa d’Argento com’era, com’è rimasta nel cuore di chi l’ha vissuta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Costa d’Argento com’era, com’è rimasta nel cuore di chi l’ha vissuta. Un volume unico, con scatti storici provenienti dall’Archivio Fotografico F.lli Gori di Grosseto: oltre 100.000 immagini oggi custodite dagli eredi della famiglia di fotografi attivi per tutto il ’900 in Umbria, Lazio e Toscana. Un percorso suggestivo che attraversa Orbetello, Talamone, Ansedonia, il Monte Argentario con Porto Santo Stefano e Porto Ercole, l’Isola del Giglio, Giannutri e Capalbio. Immagini in bianco e nero – molte delle quali inedite – che raccontano con delicatezza la vita, i paesaggi e l’atmosfera sospesa di un territorio ancora integro, immortalato tra gli anni Cinquanta e Sessanta.</p>
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		<title>Due fotografi un mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 13:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni d'archivio · Quaderni ICPI]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fotografie di Marco Bruttini e Marco Muzzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo volume, dedicato a una selezione delle fotografie realizzate da Marco Bruttini e Marco Muzzi dagli anni Ottanta del secolo scorso fino al secondo decennio del 2000, è una tappa ulteriore della valorizzazione del patrimonio culturale immateriale nazionale che questo Istituto sta conducendo da alcuni anni, ed è frutto di una importante donazione all’Archivio Fotografico voluta dai due autori. L’Archivio dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale con questi materiali completa la documentazione di un’area fino a oggi poco presente nelle sue collezioni e quindi dedicare a questa donazione un numero della collana “Visioni d’archivio” è sembrata una scelta necessaria e importante.<br />
Le foto qui raccolte raccontano la “periferia” delle aree interne tra la Toscana e l’Alto Lazio, con scene di vita domestica e quotidiana, momenti festivi e di gioco, lavoro dei campi e delle botteghe artigiane. Il loro bianco e nero restituisce tutto ciò con grazia elegante, in dialogo stretto con i territori e le comunità che i fotografi hanno visitato e documentato visivamente. E questa restituzione per immagini si sviluppa anche in sottili somiglianze e differenze formali e di contenuto, quando i due punti di vista fotografici si confrontano con lo stesso evento festivo o lo stesso elemento patrimoniale.</p>
<p>Ecco quindi che queste “Visioni d’archivio” di Marco&amp;Marco diventano un suggerimento intrigante, per confrontarsi con un modo di indagare la realtà attraverso una lettura che tendenzialmente rielabora ogni documento fotografico, così da consentire di leggerlo sia scientificamente da un punto di vista antropologico, sia come un’interpretazione poetica di quel contesto che l’immagine intende raccontare.</p>
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		<title>Roma come un sogno</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2025 13:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Microcosmi dei luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Con un testo di / <em>With a text by</em><br/>
Francesco Gallo Mazzeo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Rome, a dreamscape come true</em></h4>
<p>La presente pubblicazione è stata pensata per il Giubileo 2025 e raccoglie immagini inedite e spettacolari della Capitale deserta durante il periodo del Covid. Per quasi due anni Roberto Granata ha portato avanti questo emozionante progetto, svegliandosi all’alba e catturando con la sua macchina fotografica scorci caratteristici, strade e monumenti completamente vuoti, ripuliti da macchine e persone. In questa nuova veste appare una Roma “da sogno”, che mozza il fiato, nella sua purezza e maestosità.</p>
<p>La Fondazione Roberto Granata è stata fondata nel 2009 a Roma dal fotografo ritrattista Roberto Granata (Presidente) e dalla figlia, Pilar Granata (ex direttrice). Entrambi operano nelle arti visive, organizzando eventi culturali senza scopo di lucro il cui ricavato viene devoluto ad associazioni che si occupano di bambini vulnerabili e in difficoltà.<br />
I proventi di questo progetto saranno destinati ai bambini vittime delle guerre di Ucraina e Gaza e ai bambini terremotati del Sud Est Asiatico, Myanmar, Thailandia.</p>
<p><em>The present publication was devised for the 2025 Jubilee Holy Year. It brings together new, spectacular views of the Italian capital, deserted during the Covid period. For almost two years Roberto Granata devoted himself to this very moving project, waking up at dawn and using his camera to capture new, alluring scenes of the city, with its typical streets and monuments. Here Rome is completely empty, devoid of its usual cars and people. In this new guise, we see a “dreamlike”, breathtaking Rome, in all its purity and majesty.</em></p>
<p><em>The Roberto Granata Foundation was founded in 2009 in Rome by the portrait photographer Roberto Granata (President) and his daughter, Pilar Granata (former Director). Both work in the visual arts, organising non-profitmaking cultural events, the proceeds from which are donated to associations that assist vulnerable children, and children who are in difficulty.</em><br />
<em>The proceeds from this project will be set aside for children who have been victims of the wars in Ukraine and Gaza and to the earthquake-stricken children of South East Asia, Myanmar, Thailand.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Enrico Gori</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 22:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministrazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivi riemersi]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Effigi]]></category>
		<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Pittore, attore di teatro, fotografo, direttore di cinema in Assisi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Pittore, attore di teatro, fotografo, direttore di cinema in Assisi</h4>
<p>Con grande piacere viene pubblicato questo volume dedicato all’attività professionale di mio nonno Enrico Gori condotta ad Assisi negli anni ’20 del Novecento. Enrico aveva aperto un negozio di Fotografia Artistica in Via San Rufino n.7, oggi n.19. Solo grazie alle ricerche condotte negli anni da Ezio Genovesi, presso l’Archivio di Stato di Assisi, la Biblioteca Comunale e quella del Sacro Convento è stato possibile ricostruire almeno in parte, la sua importante attività di fotografo e direttore di cinema. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio del 2016, nella sezione dell’Archivio di Stato in Assisi, si è tenuta una mostra fotografica in ricordo di Enrico Gori: sono state esposte le cartoline, di fotografie scattate da mio nonno, provenienti dalle collezioni private di Giuseppe Di Biagio ed Ezio Genovesi.</p>
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