Il vuoto residuale
La scultura relitta come dispositivo estetico
Installereste voi le “Muse Dormienti” di Constantin Brancusi utilizzando “Stack” di Donald Judd come base? Posizionereste “Il Ragazzo Ebreo” di Medardo Rosso su “Mirrored…” di Robert Morris come supporto? Utilizzereste “Tilted Arc” di Richard Serra come ecfrasi di “Puppy” di Jeff Koons?
Lo scopo di questo lavoro è innestare il vuoto residuale dell’attività estrattiva (e non solo) come dispositivo estetico nel campo dell’arte di oggi. Il lavoro esplora lo stato dell’arte della restituzione della miniera chiusa alla collettività mediante destinazioni di tipo turistico, museale, o di confinamento di vari oggetti e cose; destinazioni che considerano solo il pieno, gli aspetti architettonici del costruito relativi agli impianti in superficie, ritenendoli, fondamentalmente, liminali all’Archeologia Industriale. La critica ai due aspetti considerati viene sviluppata a partire dalla destituzione valoriale della miniera e dalla disamina dei vari siti attualmente oggetto di riuso adattativo. Ai fini dell’estetizzazione del dispositivo del vuoto residuale il modello ipotizzato, sulla base dell’estetica generalizzata di Roger Caillois, è quello del calco iconografico: sono stati presi in considerazione gli aspetti morfologici e simbolici della miniera sensu stricto e accostati iconograficamente a riferimenti corrispondenti ritenuti lavori artistici dalla critica dell’arte. Passando poi attraverso il vuoto relazionale della città si prospetta un vuoto immaginario.
Vorrei che questo lavoro fosse considerato la
“Base della Miniera”
Queste premesse vorrei che mi portassero a distillare un concetto di vuoto residuale che sfuggisse all’immagine reale e alla sua solidità formale per entrare in una dimensione astratta, che conservasse la radice dal mio immaginario costruito nel vuoto reale per trasportarlo in un vuoto più universale, concepibile in assenza, evocabile in remoto.
Parole chiave specifiche:
Paesaggio residuale, Ambiente e arte, Turistificazione, Land Art, Nuove esperienze estetiche, Cambio di sguardo, Spazio relazionale.
Giovanna Saviano è ricercatrice universitaria. Ha lavorato su temi di giacimenti minerari, geologia ambientale, archeometria e materiali, ha curato attività museale didattica ed espositiva. Attualmente collabora con i Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare INFN di Frascati nello studio dei materiali di rivelatori di particelle di alta energia del CERN. Diplomata in Scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma.
giovanna.saviano@uniroma1.it
Open Access
Il volume è disponibile in accesso aperto, con licenza Creative Commons Attribution Non Commercial Share Alike 2.0 Generic, su Open Access Repository dei Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare INFN al seguente link.
DOI: https://doi.org/10.15161/oar.it/3k7fw-7rx52
Parole chiave
Questo libro lo trovi anche in: Miniere e minatori, Saggi
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