Nocturno andino
“Fu Paulina Torres a innescare la miccia della notizia. Che si propagò per il paese come un’alluvione. Padre Diego correva nudo come un gusano, fu la testuale, sintetica ed efficace versione dei fatti fornita dalla vedova di Avelino Miranda. Versione testuale che, per una ferrea legge del passa parola, si arricchì moltiplicandosi come i pani e i pesci di Gesù quel giorno del discorso della Montagna, ed evolvendo in: Padre Diego è diventato loco, crede di essere un gusano e corre tutto nudo per Plaza de Armas. I più fecero propria l’ultima versione e, ritenendola definitiva, non indagarono oltre, anche perché della salute mentale di Padre Diego diventato gusano gli importava meno di niente. Non indagò oltre neppure l’alcalde, che faceva parte di quei pochi e che sarebbe stato obbligato a farlo in quanto responsabile dell’ordine pubblico. Il primo cittadino non aveva nessuna intenzione di andarsela a cercare e, più esattamente, di procurarsi la fine del suo predecessore, trovato, dopo quattordici giorni di affannose ricerche con i rottweiler della Guardia Civil, mezzo sotterrato in una buca lungo le pendici di Chacrapi Chico, anche lui nudo come un verme, un volantino a ciclostile appallottolato nella bocca spalancata, il corpo annerito e sconciato, le orbite degli occhi vuote e il pancione da bevitore smangiucchiato dai condor, con un po’ di frattaglie in bella vista”.
Paolo Banfi è nato a Vimercate (MB) nel 1944. Con Effigi ha pubblicato i romanzi “Stavamo dalla parte degli indiani” (2016), “Tra non molto, la notte” (2018), “La confessione di Luz” (2020) e la raccolta di poesie “Canti della cingallegra” (2024). “Nocturno andino” è un tributo a una terra – l’altopiano del Sud del Perù – che l’autore ha conosciuto intimamente: una terra crudele ed essenziale, immutata e immutabile, dove il tempo non scorre e non impone scadenze, dove le distanze spengono ogni velleità di accelerazione dei ritmi di vita. Una terra dove il giovane protagonista mette alla prova i propri sogni terzomondisti per ritrovarsi a sperimentare la solitudine e la propria estraneità alle sorti e ai bisogni di quegli emarginati della Terra che vorrebbe salvare.
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