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Vasilij Kandinskij. A cura di Nino Muzzi

Suoni · Prose poetiche

2023

Prezzo
14,00 €
Collana
Microcosmi del vedere
Pagine
80
Formato
22,0 x 22,0 cm
Legatura
Brossura
ISBN
978-88-5524-534-0 9788855245340

Prose poetiche con traduzione a fronte curata da Nino Muzzi

Suoni · Prose poetiche

Suoni · Prose poetiche

Parole come suoni, suoni come parole

Il cielo non è azzurro, l’erba non è verde, il sentiero di montagna non è bianco, bensì l’Azzurro del cielo, il Verde dell’erba, il Bianco del sentiero ci vengono incontro e quasi ci assalgono, quando leggiamo le Prose poetiche di Kandinskij.
Scritte fra il 1908 e il 1913 queste prose poetiche furono edite a Monaco nel 1913 in una bella edizione di lusso: trecento copie numerate e firmate dall’autore. L’opera dovrebbe rappresentare una fusione fra Poesia, Musica e Pittura. In un’intervista del 1938 Kandinskij, parlando di Klànge disse che si trattava di un lavoro sintetico in quanto le 54 xilografie che “ornavano” (parole sue) questi Suoni erano creazioni indipendenti, uscite insieme dallo stesso impulso dell’anima. Quindi due flussi paralleli, l’uno poetico-sonoro, l’altro pittorico convergono in questo libro. La lingua della Poesia e la lingua della Musica fanno tutt’uno e c’interessano particolarmente, in quanto pensiamo che il passaggio di Kandinskij dal figurativo all’informale non si possa spiegare, come normalmente viene fatto, esclusivamente per influssi teoretici. Non sottovalutiamo naturalmente l’influenza che l’artista ricevette dallo studio dei testi antroposofici e teosofici, ma pensiamo che tutto ciò non possa bastare a dirigere la mano del pittore verso esiti astratti. Senza togliere niente al filone maggioritario della critica d’arte, che sottolinea sempre l’importanza decisiva degli scritti teorici dello stesso Kandinskij, pensiamo che non si debba trascurare l’importanza del momento della sua scrittura in prosa poetica. In effetti, è stato notato come, pur in piena epoca di convincimenti antirealistici, negli anni di Murnau, il pittore non si sia facilmente distaccato dal figurativo. Lui stesso ha confessato a più riprese la difficoltà che incontrava nel dipingere completamente astratto e come il formale si ripresentasse sempre automaticamente sulla tela.
Qui, in questa opera letteraria, ci troviamo di fronte ad una sorta di prova generale della sintesi delle Arti, qui, più che nella teoria astratta, troviamo il tentativo di superamento della lingua tradizionale, puramente descrittiva.

Nino Muzzi

Microcosmi del vedere

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